
Nata da genitori filo-sovietici figli dei fiori, nipote d’arte di “maledetti guitti” teatrali, decide di ribellarsi all’instradamento dei famigliari iscrivendosi ad un istituto religioso tenuto da suore. Non avendo le idee molto chiare, si reca ogni mattina al suddetto istituto, con un simpatico cappottino rosso, un elegante “colbacco” (tipico cappello bolscevico) di pelliccia, fischiettando l’Internazionale Socialista e con il grande sogno di andare in gita scolastica a Mosca
Dopo aver (quasi) preso i voti, colta da visioni mistiche, decide di abbandonare per sempre la vita monastica per dedicarsi anima e corpo (ma soprattutto corpo data la sollecitazione durante i concerti) al madrigale nelle vesti secentesche di soprano e direttrice.